Potrei
parlare della scarsità di giochi di guida che affligge
da tempo le console Nintendo; potrei riportarvi le discussioni
nate a proposito di questo titolo (troppo breve, troppo arcade,
eccetera); potrei addirittura confrontare i modelli delle auto
di GT3 con quelle di Burnout ma sarebbero tutte parole sprecate.
La verità è una sola: questo gioco è adrenalina
pura. Come si leggeva in uno dei primi demo di Burnout: "Everything
can happen in the blink of an eye. Don't even blink."
Il
Gioco
Burnout
è facilmente inquadrabile nella categoria dei giochi di
corse arcade: derapate, sgommate, velocità folli che ricordano
pietre miliari del genere come Ridge Racer e titoli affini (qualcuno
ha pronunciato il nome Sega?). Tuttavia, i ragazzi di Criterion
sono riusciti a creare un'esperienza di gioco nuova ed assolutamente
appassionante. Quattro auto si affrontano in una gara di velocità
su strade cittadine, collinari, ed anche su alcuni tratti autostradali;
un particolare non da poco: su queste strade circolano centinaia
di auto, furgoni, autotreni e autobus. Ad oltre centotrenta miglia
orarie, in un batter d'occhio tutto può succedere, anche
un incidente catastrofico. Lamiere contorte, vetri in frantumi,
auto che volano da tutte le parti. Ma l'obbiettivo rimane comunque
quello di vincere la gara, arrivare primi al traguardo lottando
per ogni metro d'asfalto contro i tre avversari che denotano un'intelligenza
IA fuori dal comune quando si tratta di fregarvi: sportellate,
spinte assassine contro il guard-rail o, peggio, contro una fila
di auto in coda al semaforo. Fin dalle prime battute di gioco,
quindi, ci si ritroverà di fronte alla necessità
di comportarci come perfetti "pirati" della strada,
evitando di restare vittime di incidenti tanto spettacolari quanto
disastrosi. Guidare in modo folle conviene, per non dire che è
quasi indispensabile: una derapata, un sorpasso al pelo, guidare
in contromano per due chilometri o il perfect lap (un giro senza
incidenti) tutte queste prodezze faranno aumentare la barra
del turbo/boost finché non sarà piena: a quel punto
potrete contare su una quindicina di secondi a velocità
pazzesca, che richiederanno la massima concentrazione da parte
vostra per evitare di disintegrarvi contro un camion o contro
un muro. Esaurite il boost in una volta sola, e sarà Burnout.
Più vi spingerete ai limiti della guida per far aumentare
la barra del boost, più pericoli correrete. Più
pericoli correrete, più possibilità avrete di vincere
la gara.
Burnout
presenta diverse modalità di gioco ma quella principale
è il classico campionato: al termine di ogni sessione di
gare verranno sbloccate una nuova pista (da provare in modalità
gara singola o prova a tempo) e una sfida contro un solo altro
veicolo, il face off: battendo il veicolo avversario lo si potrà
utilizzare in seguito nelle altre gare. Vi è poi la classica
modalità testa a testa per due giocatori, assolutamente
godibile.
Realizzazione
Tecnica
L'aspetto
più esaltante di Burnout è la sua velocità,
la sensazione che dà al giocatore di essere nell'abitacolo
di un'auto lanciata a velocità folle su una strada intasata
di traffico. Questa sensazione di velocità non sarebbe
stata possibile senza una grafica fluida e definita, risultato
di un engine di sicura efficienza. In più, l'utilizzo del
selettore 50/60Hz permette di godersi appieno tutti i 60 frame
al secondo che il GameCube spara senza che si ravvisi alcun rallentamento.
Un'altra caratteristica vincente della grafica di Burnout è
l'utilizzo del apprezzatissimo anti-aliasing, risolvendo quindi
il fastidioso effetto "effetto scaletta" che affligge
la versione PS2. Gli automezzi che intasano le strade di Burnout
sono costruiti con un numero relativamente limitato di poligoni,
ma avendo un ruolo di contorno non si sente la necessità
di un maggior dettaglio grafico. Le texture sono di buona qualità,
anche se avvicinandosi molto ai veicoli che viaggiano nel traffico
si nota la scarsa definizione di alcuni particolari: il retro
di un autobus, ad esempio, è formato da una sola texture
disegnata con pixel piuttosto grossi; si tratta di un difetto
secondario, ma non saranno pochi i casi in cui vi troverete a
pochi centimetri dal retro di un mezzo pesante. Il design dei
veicoli utilizzabili è totalmente inventato, tuttavia siamo
di fronte ad auto caratterizzate diversamente tra loro, vagamente
ispirate a modelli reali; i mezzi sono costruiti con un buon numero
di poligoni, risultando così discretamente dettagliati.
Anche le texture che li ricoprono sono di una qualità migliore
rispetto al resto degli oggetti presenti sullo schermo; le carrozzerie
presentano persino alcuni effetti di riflessione di fattura più
che buona. Gli incidenti non denotano una cura eccessiva ma sono
stati discretamente riprodotti, anche se a volte la fisica che
controlla le reazioni delle vetture coinvolte lascia un po'a desiderare
in fatto di realismo. Gli scenari Che ospitano le nostre scorribande
si mettono in evidenza per una realizzazione di tutto rispetto.
Innanzitutto è possibile rilevare una certa varietà
di elementi del paesaggio: ponti, gallerie, incroci e svincoli
si susseguono senza sosta dando la sensazione di muoversi in un
ambiente molto vasto (in effetti i percorsi sono decisamente estesi
ed alcuni richiedono alcuni minuti per giro). La realizzazione
grafica è altrettanto curata, i dettagli a bordo strada
sono numerosissimi; l'asfalto è ricreato ottimamente ed
è uno spettacolo da vedere quando è bagnato. In
questo caso, infatti, sono state implementate delle routine atte
a riflettere l'ambiente circostante, le auto e le luci. Di notte
tutto questo è ancora più spettacolare e regna un'atmosfera
ancor più elettrizzante. Un difetto che intacca relativamente
la nostra valutazione sul piano cosmetico risiede nell'altezza
a cui è posta la telecamera esterna, troppo bassa con la
conseguenza di una difficile valutazione delle distanze nel traffico;
la visuale interna risulta molto più comoda, oltre ad essere
molto più spettacolare, ma anche in questo caso la telecamera
quasi a livello dell'asfalto crea dei problemi nell'indovinare
le distanze. Questo problema è ancora più evidente
quando si gioca in due, dato che lo schermo diviso riduce le dimensioni
degli oggetti; in multiplayer diminuiscono anche la definizione
e il framerate, ma non in modo così fastidioso da tenere
lontani i giocatori dalle sfide con qualche amico. Ultima nota
è quella relativa ai i replay, caratterizzati da una azzeccata
scelta delle inquadrature ed implementati con l'effetto motion
blur, creando così dei filmati fotorealistici in cui ammirare
le proprie prodezze al volante.
Veniamo ora all'aspetto sonoro. Anche da questo punto di vista,
Burnout offre un'esperienza coinvolgente, nonostante la qualità
audio del gioco sia altalenante. Il fischio delle gomme sull'asfalto,
lo spostamento d'aria provocato quando si sfiorano le altre vetture,
i clacson che le auto nel traffico suonano vedendovi arrivare
addosso sono esperienze da provare: sono questi gli effetti audio
che noterete di più, quelli che ricorderete come "il
suono della velocità". Purtroppo non altrettanto esaltanti
sono altri effetti sonori, come ad esempio il rumore del motore,
monotono e poco consono a delle vetture così potenti. Gli
scontri e gli incidenti sono realizzati con effetti abbastanza
convincenti, oltre ad essere l'unica parte del gioco codificata
in Dolby Pro Logic II. Le musiche che accompagnano i menu e le
gare sono un misto tra techno e acid, abbastanza piacevoli da
ascoltare e soprattutto non invadenti.
Gameplay
Il
controller del GameCube si adatta alla perfezione a Burnout e non
fa rimpiangere il sistema volante-pedaliera grazie ai suoi eccezionali
controlli analogici. Lo stick di destra è ovviamente utilizzato
per sterzare, ed offre una precisione gratificante con la quale
si può condurre la propria auto al millimetro. Si può
poi scegliere se utilizzare l'acceleratore analogico, controllato
dal dorsale R, o quello digitale A. Lo stesso dicasi per i freni:
L per la modalità analogica, B digitale. Non posso che consigliare
a tutti di sfruttare la pastosità dei tasti analogici, per
poter godere appieno l'esperienza di gioco.
Il sistema di controllo è molto semplice da padroneggiare,
già dalla seconda partita in avanti avrete sotto controllo
la vostra auto. Come detto in apertura di recensione, siamo di fronte
ad un titolo puramente arcade, per cui non aspettatevi dalle vetture
reazioni realistiche: in Burnout si passa da una curva all'altra
controllando la derapata della coda della vettura, spingendo gli
avversari senza troppe conseguenze per voi. Tutto questo diventerà
routine entro poco tempo, grazie ai controlli semplici ed essenziali
e ad una giocabilità godibilissima.
Le partite scorreranno con adrenalinica fluidità, divise
tra momenti in cui è necessario mostrare le proprie abilità
di pilota per prendere le curve con la giusta velocità e
altri in cui dovrete evitare di finire spalmati contro i muri a
bordo pista o contro le altre vetture. Ciò che può
disturbare il divertimento creato da un gameplay così ben
calibrato ed accattivante sono gli incidenti, che oltre a spezzare
l'azione con i replay un po' troppo invadenti e ossessionanti, fanno
anche perdere secondi preziosi al giocatore.
Longevità
Burnout
è un gioco che prende subito, divertente fin dall'inizio,
ed è difficile determinare se e quando vi stuferà.
Per completare tutti i campionati, sbloccare tutte le vetture e
i mezzi speciali (ne vedrete delle belle) e rendere accessibili
tutti i percorsi impiegherete un paio di settimane al massimo, giocando
con un ritmo blando. Dopodiché i gusti personali decideranno
la sorte della vostra copia del gioco. Una partita a Burnout è
sempre divertente, anche da soli, perché il caos che regna
durante le gare è tale da rendere ogni corsa un'esperienza
diversa, una sfida sempre aperta. In doppio, ovviamente, il desiderio
di poter sfidare qualcuno e mettere in gioco le proprie abilità
è sempre acceso e ben ripagato da una formula di gioco particolarmente
adatta al divertimento in multiplayer. Se però il vostro
interesse si limita al completare tutte le modalità di gioco,
riporrete la vostra copia di Burnout su uno scaffale molto presto:
per la precisione, vi sono sette auto (di cui tre disponibili fin
dall'inizio) più due veicoli nascosti, cinque percorsi che
si intrecciano tra loro in modo diverso per formare piste più
lunghe su cui correre e diverse modalità segrete da sbloccare.
Un'ultima nota riguardante la longevità: alcuni record sui
percorsi memorizzati sono piuttosto difficili da battere, e se la
sfida vi appassionerà, dovrete impegnarvi parecchio per guadagnare
il miglior tempo sul giro o totale; nel complesso, cercare di ottenere
i migliori tempi potrebbe appassionarvi fino a farvi passare un
bel po'di tempo in più sulle strade di Burnout.
Conclusioni
Indipendentemente
dai gusti personali, Burnout è un gioco validissimo dal punto
di vista tecnico, con una grafica che dimostra tutta la potenza
del GameCube e la versatilità della piattaforma Renderware
su cui è sviluppato. Molto divertente, accattivante e coinvolgente
fa della velocità il suo punto di forza, tenendo i giocatori
con il fiato sospeso per tutto il tempo della corsa. Burnout ha
tutte le carte in regola per diventare un classico del genere arcade,
e come molti titoli del genere potrebbe creare dipendenza. Logicamente
siamo ben lontani da giochi di guida realistici nei controlli e
nei comportamenti delle vetture, per cui i patiti del volante farebbero
meglio ad aspettare altri giochi di guida maggiormente improntati
al realismo. Attualmente i titoli di genere automobilistico su GameCube
stanno aumentando: oltre al già recensito Crazy Taxi, vi
sono F12002 di EA e il recente Smuggler's Run Warzones di Rockstar,
mentre più avanti ci ritroveremo tra le mani pacchetti maggiormente
degni di nota. Consiglio comunque di dare una chance a Burnout,
nel suo genere uno dei giochi più innovativi degli ultimi
tempi: provatelo, ma sappiate che dopo tutto il resto vi sembrerà
troppo lento.
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